Il cuoco cannibale che ispirò Leone il Cane Fifone

Il cuoco cannibale che ispirò Leone il Cane Fifone

L’episodio, Leone e il cuoco cannibale, undicesimo della prima stagione di Leone il cane fifone, è sempre stato uno dei miei preferiti. Ma non sapevo, e questo è un fatto, di quella che probabilmente è stata la (terrificante) storia vera che lo ha ispirato.

Andiamo con ordine. La trama, come sempre, è semplice semplice.

Marilù è malata e costretta a letto, e quindi non può cucinare. Giustino, che dalla sua e come sempre fa il classico uomo di mezza età basic, incapace di (e neanche interessato a imparare a) prepararsi qualcosa, è quindi è “costretto” ad andare a mangiare fuori, accompagnato da Leone.

I due finiscono in un hamburgeria in mezzo al nulla, il classico diner americano in cui si mangia al bancone. Il locale è apparentemente deserto fatta eccezione per un solo altro cliente e per il cuoco, Jean Bon. Quest’ultimo è un maiale antropomorfo dall’aspetto oggettivamente poco rassicurante, ma dai modi gentili.
Mentre i due ordinano, l’unico cliente presente nel locale si allontana per andare in bagno. Tuttavia, non solo i minuti passano e non torna, ma Jean Bon a una certa prende i suoi effetti personali sostenendo che li avrebbe custoditi al sicuro fin quando non fosse tornato.

Eppure.

Eppure sembra quasi pensare che non tornerà.
A Leone iniziano a drizzarsi le orecchie.

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Il mio nome è Jean Bon! È francese! Io non lo sono.

Dopo qualche minuto il maiale serve Giustino e Leone, ma sull’hamburger di Leone… compare, è il caso di dirlo, letteralmente, la faccia del cliente baffuto. L’impressione è che lui stesso sia diventato l’hamburger.
Leone inizia a fare due più due. E a cagarsi addosso, tanto per cambiare.

Nonostante ciò, contro ogni istinto di sopravvivenza decide di indagare. Esplorando il locale, finisce in uno scantinato e intravede una scena agghiacciante. Sembra, infatti, che Jean Bon, in accordo con sua moglie che attende nello scantinato, vi attiri i clienti per poi trasformarli in carne macinata. D’altronde, stiamo pur sempre parlando di un maiale che serve degli hamburger…

Leone viene scoperto e scappa, prova a portarsi dietro Giustino che, manco a dirlo, non gli dà retta, quindi lo molla al suo triste destino e se ne torna di corsa a casa.

E arriviamo al nocciolo dell’articolo. Quale sarebbe la storia che avrebbe ispirato l’episodio?
Presto detto.

Parliamo di Joseph “Joe” Roy Metheny, assassino e presunto serial killer statunitense. Dico “presunto” perché, carte alla mano, di tredici omicidi da lui confessati sono state trovate prove sufficienti per incriminarlo solamente riguardo due di essi.

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Non c’è che dire: rassicurante.

Joe Metheny ha agito nei primi anni ‘90, ed è morto in carcere nell’agosto 2017, all’età di 62 anni.
Era un personaggio particolare. Gigantesco, alcolizzato, dipendente da diverse droghe tra cui eroina e crack. Allo stesso tempo, è stato descritto dalle persone che lo conoscevano come estremamente educato, intelligente ed istrionico, e infatti le autorità ritengono che molte sue “confessioni” fossero, più che altro, delle sparate da mitomane, prive di fondamento.

E qui arriviamo alla nostra storia.
Metheny ad oggi è ricordato per una faccenda che definire brutale e nauseante sarebbe un eufemismo. Avrebbe sostenuto, infatti, di essere stato il proprietario e gestore di un chioschetto, e di aver venduto a degli ignari clienti dei panini imbottiti con la carne, macinata e trattata, delle sue vittime. 

Si tratta, in realtà, di una leggenda metropolitana, alimentata più che altro dall’aspetto e dal carattere di Metheny.
Ad oggi non sono disponibili “prove” della veridicità di queste presunte confessioni, nonostante sul web, come spesso accade, siano presentate come verità assoluta e incontrovertibile, che gli sono valse, non a caso, proprio il soprannome di Cuoco cannibale, come il titolo italiano dell’episodio.

Detto ciò, nell’episodio in realtà non c’è nessun cattivo. Nessun mostro, nessun cannibale, ed è forse uno dei pochi casi, se la memoria non mi sta tradendo.
Leone ha frainteso tutto: la moglie del nostro Jean Bon è semplicemente un’appassionata di scultura, che si diverte a riprodurre i clienti con la carne macinata.

A ciascuno i suoi hobby, immagino. 

Questo articolo può essere visto in formato video, qui.

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Una delle capocce di Sottotracce. Giornalista. Allenatrice di Pokémon dal 1999, ora disillusa. Nella vita scrive e fa scelte spesso discutibili.

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