Il binario dei morti: l’ultimo viaggio su rotaie.

Il binario dei morti: l’ultimo viaggio su rotaie.

Un tempo, il viaggio verso il camposanto si faceva a bordo di un carro trainato da cavalli. Non era un lungo tragitto, i cimiteri si trovavano in centro, nei giardini e prati circostanti le chiese, intorno a cui si sviluppava il cuore dei paesi o dei quartieri delle grandi città.
Poi pian piano, ci si è accorti che per questioni igienico-sanitario sarebbe stata un’idea migliore costruire cimiteri più moderni un po’ più lontano, meglio fuori, oltre le periferie. E già che c’erano, magari farli belli grandi, che potessero accogliere il gran numero di salme delle città ottocentesche in pieno boom industriale.
Benissimo, ma poi come portare le salme fin là? Il carro, certo, viaggia fino a un certo punto, ma intanto la tecnologia avanza, nascono i trasporti pubblici, prima i tram trainati da cavalli, finché non arriva l’elettricità. Per cui si mettono in marcia tram o carrozze speciali, adibite al trasporto funerario, per accompagnare i morti nel loro ultimo viaggio.

Ha preso il 71…

image-1024x614 Il binario dei morti: l'ultimo viaggio su rotaie.

Questa storia sopravvive in un modo di dire tipico dei viennesi: “ha preso il 71”, un’espressione per indicare che qualcuno è passato a miglior vita.
La linea 71 esiste ancora oggi, e passa dal quartiere Simmering dove si trova il cimitero centrale, inaugurata nel 1873, trainata da cavalli fino al 1901, finché non lascia il passo alle più efficienti motrici a elettricità. Fino alla prima guerra mondiale, i cavalli continuano a trasportare i defunti, ma da quel momento in poi le salme viaggiano su tre vagoni di legno di quercia adibiti allo scopo, in tram. Il trasporto ha luogo quasi sempre di notte, per evitare ai residenti di Simmering Hauptstrasse il costante confronto con la morte.
Oggi a Ognissanti, la linea 71 è presa d’assalto, come lo era nelle foto di inizio secolo, che mostrano un mare di persone con il cappello e tutte vestite di nero.

L’è rivàda la…Gioconda, alègher!

Milano 1915, è una mattina uggiosa di metà ottobre. Seduti all’osteria a fine pausa pranzo, si sente lo sferragliare ritmico di un tram in avvicinamento. L’è rivàda la Gioconda, alègher! esclama uno degli operai mentre finisce il bicchierino di rosso, vedendola arrivare di nero vestita, la motrice con attaccato un rimorchio, le tendine nero piombo e lo stemma del comune.
Cugine del 71 di Vienna, le “gioconde” di Milano, tecnologici tram psicopompi, compiono il loro tristo viaggio dalla fine dell’Ottocento fino al 1930 verso il cimitero maggiore, il Musocco, costruito nel 1895 fuori città, nel momento in cui ci si rende conto che lo spazio nei camposanti cittadini ormai scarseggia.
Impensabile far fare tutta quella strada ai cavalli, così si costruiscono anche un paio di stazioni funebri in via Noto e poi in Porta Romana che consentano un collegamento più efficiente ed economico al Musocco.
A Porta Romana si fermano i cortei funebri provenienti dai rioni meridionali della città. Si trasferisce la bara dal carro sulla carrozza tranviaria con una soluzione tecnologica che consente di caricare la bara grazie a un falso pavimento e rotelle di ferro su cui la si fa scivolare.
I convogli dei morti sono dotati di motrice, interni di legno in noce e tende color canna di fucile, divisa in due sezioni da otto posti dove i parenti dei defunti occupano i sedili ricoperti di velluto nero, e di un rimorchio che ospita la bara, insieme ai sacerdoti che celebreranno il funerale.

Curioso che nel luogo in cui sorge la stazione funeraria di Porta Romana in precedenza ci fosse la celebre osteria, il Monte Tabor, che sul retro aveva una piccola attrazione: un ottovolante su rotare. Chissà se c’era anche il giro della morte?
Oggi la struttura ha indossato i vecchi panni leisure di un tempo, ora il bar di QC terme.

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Necropolis Railway at Waterloo,

Conveyed dead people no matter who -Victor Keegan

Non parliamo più di tram, ma di veri e propri treni. Nel 1854 si inaugura la linea ferroviaria London Necropolis che porta al nuovo Brookwood Cemetery uno dei più grandi cimiteri d’Europa a una quarantina di chilometri da Londra; metropoli che di nuovo fatica a trovare alloggi per i suoi abitanti vivi, figurarsi per quelli morti.
Alla stazione di Waterloo si crea una stazione dedicata, la London Necropolis Railway Station a ridosso della stazione di Waterloo Bridge (oggi London Waterloo). L’edificio viene progettato appositamente per accogliere i partecipanti al funerale, dispone di numerose sale d’attesa private, che possono essere utilizzate anche per celebrare le cerimonie funebri, e di un ascensore idraulico per portare le bare fino al livello della piattaforma. Le grandi arcate ferroviarie, di cui oggi si intravede il ricordo, di tanto in tanto ospitano le bare in attesa.

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Funerali di prima, seconda e terza classe

Una volta raggiunto il cimitero, i treni imboccano un binario di raccordo che porta a due distinte stazioni (oggi non esistono più): una per la sepoltura degli anglicani e l’altra per i nonconformisti (non anglicani) o per coloro che non desiderano un funerale religioso.
In puro stile inglese, i salottini della stazione e gli scompartimenti del treno, sia quelli destinati ai passeggeri vivi sia quelli riservati alle salme, sono suddivisi in base alla religione e alla classe sociale, per impedire che i familiari in lutto e i cadaveri provenienti da contesti sociali diversi potessero mescolarsi.

Il vescovo di Londra dell’epoca si dice scandalizzato da questa iniziativa: i funerali in treno sono uno scandalo, il rumore e la velocità delle macchine moderne sono incompatibili con la solennità del rito funebre cristiano. Ma soprattutto, sarebbe inappropriato che le famiglie di persone provenienti da contesti molto diversi possano trovarsi a dover condividere lo stesso treno, una prospettiva lesiva della dignità del defunto. Il cielo non voglia che magari le salme di membri rispettabili della comunità viaggino su un convoglio che trasporta anche i corpi e i parenti di chi ha condotta una vita dissoluta. Perciò, alla fine, il compromesso si trova nel separare gli scomparti in prima, seconda e terza classe. Almeno in questo caso gli iceberg non rappresentano più un pericolo, al massimo sono i costumi morali a calare a picco.

Così la London Necropolis Railway, proprietaria inoltre del cimitero di Brookwood, può offrire pacchetti funerari di tre categorie, con la possibilità di scegliere i lotti in cui edificare la tomba.
Con buona pace di uno dei clienti di spicco che compiono il loro ultimo viaggio su questi treni: il funerale di Friedrich Engels, fondatore del partito comunista con Karl Marx, si tiene il 10 agosto 1895, in una delle salette della stazione.
Durante la seconda guerra mondiale la linea ferroviaria Necropolis e la stazione subiscono pesanti danni, e in seguito alla conclusione del conflitto l’amministrazione non ritiene ormai più proficuo risanarli. Così si conclude il viaggio dei morti londinesi su rotaia.

In fondo, ogni epoca ha una propria evoluzione dei riti che segnano le tappe principali dell’esistenza, sopratutto i funerali, forse i più significativi. A noi non resta che un pizzico di nostalgia nell’aver perso quel binario di collegamento tra un passato di feretri trainati da cavalli e il moderno trasporto su gomma che ci accompagna – indubbiamente efficiente – alla nostra ultima dimora.

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